Primo capitolo

Non so come dire, ma me ne faccio una colpa. Dopo anni non mi sono ancora abituato all’idea di andare a dormire quando gli altri si svegliano. Mi sembra male.
È mattina e io sono appena tornato a casa. Con ancora l’impermeabile indosso mi avvicino alla segreteria telefonica. Mentre ero in radio stanotte hanno lasciato ben sette messaggi. Faccio riavvolgere a lungo il nastro, pensando che occupino molto spazio. Ma non è così, perché mi tocca risentire per intero un confusissimo messaggio che Martino e Micol mi avevano lasciato il giorno prima.
Nei primi tre messaggi nuovi hanno riagganciato prima del bip di inizio registrazione, ma non mi meraviglio, capita spesso da quando ho cambiato l’annuncio nella segreteria. Non sapevo che farne di tutti quei messaggi che i colleghi di Alice continuavano a lasciarle, e allora mi sono costretto a registrarne uno nuovo. Adesso fa soltanto: “Alice non abita più qui. Biiiiip”; lo terrò ancora per qualche settimana, poi o lo cambio o butto la segreteria.

 
   
 

 

 

Nel quarto messaggio riattaccano dopo qualche secondo, ho così il tempo di sentire in sottofondo rumore di stoviglie. Nel quinto ancora rumore di stoviglie, voci lontane e sussurrate e il respiro di chi tiene la cornetta. Anche stavolta hanno chiuso quasi subito.
Nel sesto finalmente capisco. Una voce di donna ripete tra lunghe pause: “Vinicio... Vinicio... Vinicio...”. So che la segreteria telefonica la mette a disagio, infatti zia Maria, che ho riconosciuto al secondo Vinicio, sta zitta e di tanto in tanto quasi invoca il mio nome.
Di solito sono io a telefonarle e lei mi racconta le sue cose e si rallegra. Non importa che dopo queste conversazioni io invece mi butti un po’ giù. Dalla morte dei miei genitori, per ben sette anni è stata lei, tutta sola, ad occuparsi di me. Se zia mi avesse preso con sé anche solo qualche mese prima, credo proprio che avrei finito per chiamarla Mamma.

continua...